Sono rimasti quasi 5 mesi senza internet, da metà agosto al 2 dicembre 2009. E un mese e mezzo senza neanche la linea telefonica di casa. Una casalinga triestina e i tre figli, tutti studenti e "utilizzatori" della rete, hanno vissuto una ventina di settimane di calvario per il lungo disservizio causato dalla compagnia telefonica (di cui non è stato reso noto il nome) con la quale aveva stipulato un contratto nel 2008. A distanza di tre anni dal fattaccio, dopo un tentativo di conciliazione non andato a buon fine davanti al Corecom friulano, si è vista riconoscere un danno che il giudice di pace di Trieste ha quantificato in 2.400 euro: 1.600 di danno patrimoniale, altri 800 di danno esistenziale. Il legale della donna, l'avvocato udinese Giuseppe Turco, aveva invocato una condizione di oggettiva «disuguaglianza digitale» causata dal mancato funzionamento del servizio, che aveva comportato un ostacolo all'esercizio del diritto della donna a istruire i propri figli e una violazione al diritto allo studio, tutelati dagli articoli 30 e 34 della Costituzione. Il giudice di pace ha accolto l'impostazione, considerando il danno causato «particolarmente grave in un'epoca in cui la comunicazione è fondamentale in ogni aspetto della vita quotidiana». Nel motivare il danno esistenziale subito, il giudice riconosce anche che la signora ha subito «un'apprensione angosciosa - si legge nella motivazione della sentenza - prodotta dalla situazione creatasi nel corso dell'annosa questione». «È stato un incubo - dichiara la donna ad il gazzettino che riporta l'articolo - mia figlia usava internet per studio. Ho una mamma e altri parenti anziani che necessitano di chiamarmi spesso. Ero in ansia anche per questo. È stato un disagio psicologico enorme».


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