Disattivare la riproduzione automatica dei video su Facebook è semplice: ecco come fare

Disattivare la riproduzione automatica dei video su Facebook è possibile ed è anche semplice, ma prima di spiegarvi come si fa vogliamo ricordarvi che non si tratta di una novità molto fastidiosa, non per la versione desktop del servizio almeno: i video, infatti, si attivano, certo, ma non partono automaticamente in audio; ciò significa che potrete vedere le sequenze e solo se lo vorrete voi potrete attivare il resto.

Se la riproduzione automatica non è fastidiosa con un PC, lo diventa, però, quando usate uno smartphone o un tablet, in genere abbinati a delle tariffe che cambiano dopo un certo consumo di banda: è per questo caso che diventa importante disattivare la riproduzione automatica dei video, perché, attivandosi automaticamente, è normale che consumino molto di più, e senza che voi lo vogliate.

Per fortuna, disattivare questa riproduzione automatica richiede semplici interventi, anche se dovrete compiere più di un’operazione: una per la versione desktop e una per quella mobile; per quest’ultima, poi, potrete soltanto evitare che la riproduzione si attivi su rete cellulare e non su rete Wi-Fi (e questo non è certo un problema, visto che la connessione Wi-Fi non è associata al vostro piano tariffario).

Ma veniamo al dunque: dovrete cliccare su “Impostazioni”, in alto a destra dello schermo; nella colonna a sinistra troverete poi la sezione “Video”: a questo punto passate da “Attivo” a “Disattivo” su Riproduzione automatica video e il gioco è fatto sulla versione Facebook per desktop.

Su iOS (Iphone), invece, scegliete la voce “Facebook” dal menu principale; selezionate la voce “Impostazioni” e selezionate “Riproduci automaticamente solo su WiFi”, in modo tale dadisattivare la riproduzione automatica su rete cellulare.

Per quanto riguarda Android, si va sull’applicazione Facebook; si seleziona “Impostazioni” e poi “Impostazioni dell’applicazione”: qui basterà selezionare sempre “Riproduci video automaticamente solo su WiFi” e il gioco sarà fatto.

Niente di difficile, insomma, anche se Facebook avrebbe potuto risparmiarcelo.

 

È allarme rosso online, per la scoperta di una falla nel sistema OpenSSL, il protocollo di sicurezza usato dalla grande maggioranza dei siti per la trasmissione di dati più delicati: carte di credito, password, informazioni personali e tutto quanto transita e vive ormai sulla Rete. Heartbleed ha immediatamente mobilitato tutti i più importanti siti del mondo nella installazione della patch di sicurezza, che dovrebbe tappare il buco, messa a disposizione ieri. Ma qual è il confine tra il sensazionalismo e la realtà, tra il pericolo reale e quello amplificato dal tam tam del web? E soprattutto, chi deve preoccuparsi e mettersi ai ripari? Gastone Nencini, Country Manager in Italia di TrendMicro , società specializzata in sicurezza informatica, non vuole fare sconti, ma neppure esasperare i termini del problema. “L’allarme ha alzato il livello di attenzione, ma le contromisure sono, per così dire, posticce, nel senso che sono misure su livelli di compromissione che ancora non conosciamo”. Questo è il punto. Immaginate che, da due anni, qualcuno abbia avuto la possibilità teorica di ascoltare le vostre conversazioni, e moltiplicate lo stesso problema per centinaia di milioni di persone. Impossibile sapere se, cosa, quanto è stato captato. In linea teorica, la falla del protocollo potrebbe essere rimasta ignota, dal 2011, anche ai cybercriminali. Il primo pensiero, naturalmente, corre alle banche. Sono molte quelle che adottano, per le operazioni in rete, il protocollo incriminato. Una chiamata al servizio clienti della nostra banca ci ha rassicurato sul fatto che “non risulta nessun allarme”. Intanto, esiste anche uno strumento online per verificare se un Url è coinvolto nel problema o no. Si inserisce l’indirizzo e si attende il verdetto. La sicurezza delle banche è sempre difficile da sondare, ma Nencini sembra rassicurare, almeno in parte, sul rischio di transazioni indesiderate sul conto corrente. “Molto dipende dai sistemi di controllo delle banche - ci spiega - anche se qui dobbiamo ragionare come se fosse stata rubata la chiave del canale di trasmissione, che doveva essere sicuro, tra cliente e sito, quindi è teoricamente tutto leggibile”, tuttavia “da qui a dire che siano possibili trasferimenti bancari in tempo reale e fare transazioni online ce ne passa”. Le banche adottano solitamente una serie di barriere sulle operazioni sul conto: dalla doppia password a “controlli che avvengono addirittura manualmente, da parte di un operatore, quando si superano certi importi”. Possibile sì, ma non molto in alto nel calcolo delle probabilità. Più che lo scippo dal conto, “il rischio è il furto di dati da siti di e-commerce, su cui si opera con carta di credito, e da tutti quei siti a cui affidiamo informazioni personali: Gmail, Facebook, servizi di cloud, pubblici e aziendali”. Su questi giganti il sito mashable.com ha effettuato un vero e proprio sondaggio, per capire chi era colpito dal problema, chi no e cosa è stato fatto per risolverlo. Secondo i dati raccolti, Facebook, non si sa quanto “infettato”, ha installato la patch, ma suggerisce a tutti di cambiare password, pur nell’attuale assenza di segnali di pericolo. Sulla stessa linea si pone Tumblr, mentre Twitter non ha dato risposte chiare, così come Apple. Google è stato colpito su quasi tutti i fronti, ma ha già alzato le difese e, sebbene non “necessario”, suggerisce un cambio di password. In emergenza anche Yahoo, che sembra abbia già messo al riparo praticamente tutti i suoi servizi. Linkedin risulta sano: non ha installato l’aggiornamento del 2011 su cui si è poi scoperto il baco. Altrettanto sani si dichiarano Amazon, particolarmente strategico per l’uso di carte di credito, almeno per quanto riguarda il pubblico. Qualche problema, infatti, si registra su Amazon Web Services (per gli operatori del sito web). Perfettamente pulita si dichiara invece Microsoft, inclusi i suoi servizi di posta elettronica Hotmail e Outlook, e così pure PayPal, sui cui server transitano fiumi di denaro elettronico. Cattive notizie per chi usa, e sono tanti, il servizio di archiviazione online di Dropbox. Il servizio è stato coinvolto dal problema, anche se ora sarebbe corso al riparo. Il consiglio per tutti gli utenti è la modifica delle password su tutti i siti frequentati che adottino il protocollo OpenSSL, riconoscibile dalla comparsa, nell’Url, dell’acronimo “https”. Per i provider, Nencini, di TrendMicro, suggerisce di non limitarsi alla installazione della patch, ma di cambiare anche i certificati per la cifratura. In ogni caso, nessuno deve aspettarsi, in queste ore, deflagrazioni online di furti di identità e acquisti scriteriati sui siti di commercio elettronico. Se qualcuno ha fatto bottino dei vostri dati starà nell’ombra finché l’allarme è alto. “Il danno, potenzialmente, è molto esteso” conclude Nencini “ma per gli effetti dobbiamo attenderci un’onda lunga”. Le analisi potranno dirci, con notevoli margini di incertezza, se aumenteranno le truffe sulle carte di credito o ci sarà una lunga stagione di furti di identità digitale. C’è da sperare che questo allarme aiuti ad alzare in modo costante l’attenzione sul problema delle vulnerabilità dei software in Rete. l bug Heartbleed continua a mietere vittime. Dopo aver messo al tappeto il protocollo OpenSSL, attraverso il quale vengono criptate le informazioni che passano da due terzi dei server della Rete, ha colpito anche i sistemi hardware. La notizia è stata diffusa dai colossi Cisco Systems e Juniper Networks che producono router, switch, firewall e altri prodotti fisici per la Rete. Il 'buco' alla sicurezza potrebbe così consentire a pirati informatici di entrare in possesso di password o di informazioni sensibili entrando nei grandi network delle aziende o anche all’interno dei computer di casa. E risolvere la situazione è meno semplice del previsto: se molti colossi del software hanno già preso provvedimenti e risolto il bug, nel nuovo caso riparare i sistemi potrebbe essere molto complesso e richiedere settimane se non mesi di lavoro. Il problema è stato scoperto la scorsa settimana da un gruppo di ricercatori finlandesi che lavorano per Codenomicon, società che produce sistemi di sicurezza di Saratoga, California. Insieme a loro anche due ingegneri di Google hanno individuato l’errore. I ricercatori hanno chiamato il problema Heartbleed (cuore sanguinante) perché coinvolge il centro vitale del protocollo di criptazione che manda fa transitare i messaggi attraverso i server. Fonti: La Stampa - Quotidiano

25 Marzo 2002.. Radio Fusion inizia le sue trasmissioni sul Web. Internet ancora non era così diffuso, si viaggiava con il modem a 56k e si sperimentavano i primi shoutcast server in locale. Così quella sera di Marzo, spinto da una grande passione del mondo radiofonico, Matteo Rubiu avviò la prima puntata del "Music Planet" su Radio Fusion. Ad ascoltarlo pochi intimi iscritti ad un forum che allora diffondeva musica dance. Da Allora molti sono passati su Radio Fusion, qualcuno è rimasto, altri se ne sono andati ed altri ancora sono Arrivati. Speaker, Djs, o semplici ascoltatori. 

Oggi Radio Fusion è un Associazione Culturale con sede a Sinnai ma collaboratori in tutta Italia, programmi in diretta, e programmazione musicale 24h su 24h. Tramite Radio Fusion Tv inoltre promuove eventi, spettacoli, notizie e manifestazioni sul territorio che la circonda. Inoltre il sito radiofusion.it è diventato un portale di informazione con informazioni sulle uscite musicali, notizie, curiosità ed eventi.
Con gli anni è sempre più dura andare avanti, la crisi, le tasse da pagare in costante aumento (Siae ed SCF in primis), l'assenza di aiuti e riconoscimenti dalla pubblica amministrazione, ma ci siamo ancora e siamo Arrivati a 12 Anni di Trasmissioni. Nessuna web radio è riuscita a fare tanto in Italia. Con l'arrivo dei social network ci siamo adeguati, siamo diventati un portale di informazioni, con notizie inedite dalla zona che ci circonda, spesso scontrandoci per la difesa dell'informazione libera, pubblicando notizie che a volte possono risultare "scomode". Abbiamo una pagina e un gruppo facebook con oltre 8 mila "fans" che seguono giornalmente i nostri aggiornamenti. Avremo potuto aumentare il nostro bacino d'utenza e diventare una radio commerciale, con investimenti e ricavi ben diversi, ma per il momento preferiamo stare con i piedi per terra e definirci una voce nell'immenso mondo del web.

Martedì 25 Marzo 2014 per festeggiare il nostro 12esimo compleanno dalle ore 21.00 saremo in diretta dalla Pizzeria da Birillo in via giardini a Sinnai dove andremo a ripercorrere tutta la storia della radio e mangeremo un po di pizza con chi vorrà passare una serata con noi. 

Non prendete impegni quindi. Siete tutti invitati all'ascolto e per chi vuole partecipare alla pizzata ci dia l'adesione per la prenotazione (costo fisso 10 euro con Menu Antipasti, Giropizza, patatine fritte, bibite, caffe e amaro).



Sito Web: http://www.radiofusion.it/
Pagina Facebook http://www.facebook.com/radiofusion
Player Flash http://www.radiofusion.it/play.html
Ascolto da Player http://www.radiofusion.it/listen.m3u

Evento Facebook https://www.facebook.com/events/632143933524039/

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Deliverability:
come evitare di finire nello spam

La deliverability è la capacità del messaggio email di arrivare a destinazione e non finire invece nella cartella di posta indesiderata. Quando si tratta di email marketing è fondamentale conoscere quali sono gli elementi che incidono su questa caratteristica del messaggio, in modo tale da ottimizzare la propria mail e fare in modo che arrivi correttamente a destinazione. I problemi: gli elementi che condizionano la deliverability di una mail

#1 Affidabilità del server (indirizzo ip) d'invio

Se il server da cui parte l'invio delle mail promozionali è stato utilizzato per attività di spamming, allora sarà riconosciuto dal filtro anti-spam come mittente inaffidabile, condizionando ogni messaggio che verrà inviato tramite quell'indirizzo ip.

#2 Qualità del contenuto della mail

Questo punto dipende esclusivamente da chi compone la creatività della mail da inviare. Il filtro anti-spam, infatti, esegue un controllo sul suo contenuto cercando l'eventuale presenza di parole critiche, codici inusuali, troppe immagini, e altri parametri di questo tipo.

#3 Impostazioni anti-spam degli utenti

Se i contatti che ricevono una mail promozionale non hanno esplicitamente dato il loro consenso alla ricezione di mail promozionali, saranno propensi a "segnalare come spam" il messaggio ricevuto. Questo incide su tutti i messaggi che verranno inviati da quel mittente, considerato come spammer, e quindi anche sulla reputazione dell'indirizzo ip del server. 

Le soluzioni: gli accorgimenti per non rischiare di finire ingiustamente nello spam

#1 Utilizzare solo server affidabili

Verificare se l'ip del server di chi gestisce l'invio è inserito in qualche black-list. Sul Web ci sono svariati servizi gratuiti che permettono di verificare eventuali problemi a riguardo. Se il server è tuo, per evitare di finire nelle black-list non inviare email a indirizzi che non hanno espresso esplicito consenso alla ricezione di mail promozionali da parte tua.

#2 Fare attenzione alla struttura della mail

Quando si compone la creatività della mail bisogna fare attenzione a non utilizzare determinate parole (riconosciute come critiche dai filtri), non eccedere con l'utilizzo di simboli e parole maiuscole e non inserire link a domini poco affidabili. Attenzione anche alla percentuale immagini/testo e al codice html. Per saperne di più, leggi l'articolo "Quando il contenuto della mail incide sulla consegna: gli errori più comuni".

#3 Utilizzare liste di contatti che hanno acconsentito al trattamento dei dati

Se implementate da soli le vostre liste di contatti, chiedete esplicitamente il consenso degli utenti alla ricezione di mail promozionali, spiegando chiaramente la natura dei messaggi che riceveranno. Se invece utilizzate liste di proprietà di altri, assicuratevi che abbiano fatto questa operazione, e che i loro contatti siano stati raccolti nel pieno rispetto delle leggi sulla privacy. 

Purtroppo a volte può succedere che nonostante gli sforzi il messaggio finisca comunque nella cartella dello spam. Si tratta di "falsi positivi", cioè di messaggi che nonostante la loro natura "genuina" incontrano delle resistenze da parte dei filtri. A volte è solo sfortuna, altre volte dipende da filtri troppo severi di alcuni provider, più spesso invece dipende dalla struttura/contenuto del messaggio stesso.

Fonte: digilex.it

 

Mark Zuckerberg non si accontenta di pagare 89 cent per l'utilizzo di WhatsApp e acquisisce direttamente l'app per invio messaggi istantanei. Dopo Instagram, Whatsapp. Ma stavolta il business è assai più sostanzioso: Facebook pagherà 16 miliardi di dollari per il servizio di messaggistica istantanea più diffuso al mondo. Di questi, 4 miliardi di dollari saranno versati in contanti, 12 miliardi in azioni di Facebook e altri 3 miliardi destinati agli impiegati e al fondatore Jan Koum, che entrerà nel consiglio di amministrazione di Facebook.  

Lanciata nel 2009, Whatsapp ha oggi oltre 450 milioni di utenti attivi al mese (Twitter, per fare un paragone, alla fine del 2013 non arrivava a 200 milioni) e vi transita un numero di messaggi complessivo pari a quello di tutti gli operatori telefonici tradizionali. Nel 2013 sono state invitati quotidianamente 200 milioni di messaggi vocali, 100 milioni di video messaggi e 600 milioni di foto. Ogni giorno si iscrivono a WhatsApp un milione di nuovi utenti, tuttavia il record della crescita più rapida è del servizio cinese WeChat, che ha caratteristiche analoghe: più 379 per cento nell’ultimo trimestre, e senza considerare il mercato interno. Sono molti i servizi analoghi, da Viber a Kik a Skype, e la stessa Facebook ha un servizio di messaggistica, chiamato Messenger, disponibile anche come app indipendente per smartphone. Così la mossa di Facebook mira “ad accelerare la crescita e il coinvolgimento degli utenti”, come si legge nel comunicato ufficiale. «WhatsApp è sulla strada per connettere un miliardo di persone. Un servizio che raggiunge tale pietra miliare ha un valore incredibile» afferma Zuckerberg. «La rapida crescita di WhatsApp è spinta dalle semplici, potenti e istantanee capacità di messaggistica istantanea che offriamo - aggiunge Koum -. Siamo onorati di poter essere partner di Mark e Facebook mentre continuiamo a portare il nostro prodotto a un numero crescente di persone nel mondo». Il marchio WhatsApp non sparirà, la sede dell’azienda rimarrà a Mountain View, in California, ma l’integrazione tra le due piattaforme diventerà sempre più stretta.  Come già nel caso di Instagram, acquisita per un miliardo di dollari nel 2012, Facebook per la sua espansione punta sui dispositivi mobili. Già oggi la maggior parte dei contenuti del social network arriva da smartphone e tablet, e quello degli apparecchi portatili è un mercato di tale portata che nessuno dei servizi di messaggistica più diffusi è pensato per essere usato su un normale computer. Così, alla luce dell’annuncio di oggi, appare ancora più naturale che ad aprire la più grande fiera mondiale di telefonia mobile sarà proprio Mark Zuckerberg: l’appuntamento è al Mobile World Congress di Barcellona, il prossimo 24 febbraio. 

Fonte: LaStampa 

Una inaspettata tempesta geomagnetica di livello G2 è attualmente in corso sulla Terra, da questo pomeriggio attorno alle 16, le zone più interessate sono quelle sopra ai 55 gradi di latitudine, dunque le zone polare. Ma le aurore si sono spinte a latitudini molto più basse. Possibili temporanei black-out delle telecomunicazioni a causa dell’interferenza dei satelliti con la tempesta geomagnetica. Nel frattempo si registra un’intensa attività aurorale alle alte latitudini, anche se potrebbero essere addirittura visibili (anche se debolmente) anche alla latitudine di New York e Washington (in base al bollettino Noaa). Molte intense su tutto il Canada, specie sugli stati meridionali. Livello di K-Index (fluttuazioni delle componenti orizzontali osservate su un magnetometro in un giorno di quiete) sono schizzate sino al sesto grado (grafico sottostante). Numerose le segnalazioni di malfunzionamento del servizio internet con blocchi della navigazione anche in Italia proprio negli orari segnalati come di intensa attività della tempesta geomagnetica. Le eruzioni solari sono fondamentalmente delle raffiche di radiazioni, che ad ogni modo non possono superare l'atmosfera terrestre danneggiando in qualche modo le persone. Ad ogni modo, quando i flare sono sufficientemente intensi, possono causare disturbi nello strato dell'atmosfera nel quale viaggiano i segnali GPS e di telecomunicazioni. Questo può provocare dei disturbi nelle telecomunicazioni per tutta la durata dell'eruzione, in un lasso di tempo che può variare da alcuni minuti a diverse ore. 

Fonti: centrometeoitaliano.it - swpc.noaa.gov/rt_plots/kp_3d.html

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